Il nostro vivere in un “non luogo“, un terreno di mezzo fra le regole e il caos, l’imperante esigenza di taluni di emergere, anche utilizzando parole offensive, in questo mondo dove la percezione della realtà è falsata dalla quantità di pollici alzati, un universo dove i contenuti e le persone, diventano più popolari e autorevoli sulla base di quanti like ricevono.

Qui, in questo ambiente digitale, la comunicazione aziendale rappresenta l’identità multidisciplinare dell’azienda, si occupa di relazioni pubbliche, di corporate communication, di marketing e comunicazione organizzativa.
Oggi i social media sono un ottimo strumento che ci viene in aiuto per veicolare i messaggi dell’azienda, ma sappiamo utilizzarli nel modo corretto?

La comunicazione online fatta bene migliora il vantaggio competitivo, rende tangibile la reputazione dell’azienda, che non è più un’opinione, ma una leva che contribuisce a determinare le scelte dei clienti e conseguentemente la crescita del business.

Occorre un nuovo approccio alla comunicazione.

Innanzitutto la comunicazione deve favorire le relazioni organizzative all’interno dell’azienda, ascoltare i punti di vista che emergono e poi sviluppare storie per coinvolgere più persone possibili, finito il lavoro all’interno dell’azienda deve curare il mondo esterno popolato di individualisti di massa, vale a dire il consumatore del nuovo millennio.

Occorre utilizzare linguaggi e canali giusti, avviare relazioni utili agli utenti, è per questo motivo che la “comunicazione corporate” ha un ruolo di funzione aziendale e manageriale.

Ma cosa si deve raccontare sui canali media aziendali?

Si deve dare un’idea ben precisa su chi sei, come lo fai, perché lo fai e quali vantaggi si forniscono. L’utente ti deve scegliere perché lo trova conveniente, ha dei benefici, ma questi vantaggi vanno raccontati nel migliore dei modi, lo sappiamo fare?
La comunicazione online fatta bene migliora l’organizzazione stessa, le relazioni con gli stakeholders, la funzione aziendale e manageriale, trasforma i collaboratori in risorse proattive dell’azienda.

Quindi narrare per diventare una Media Company, trasformare la crisi di comunicazione attuale di un mondo iper-connesso che surfa sui contenuti senza approfondire nulla, per trasformarla in un’opportunità.

L’azienda è divenuta un mix di comunicazione, logo, naming, packaging, architettura di prodotto, comunicazione online e offline, perché di prodotti ce ne sono così tanti che ora l’unico modo per differenziarli l’uno dall’altro è fornire dei plus, cioè l’informazione, in pratica informare del suo stato, e per farlo non può avere un brutto corpo in un bel vestito.

Occorre narrare il lato reale dell’azienda, anche le cadute, perché ci permette poi di poter raccontare le rivincite e le vittorie, i momenti in cui siamo tornati a vedere le luci infondo al tunnel, il lato creativo e visionario, per creare appartenenza a una tribù, fare diventare un progetto un’idea virus nella quale gli utenti si possano rispecchiare.

Quali sono i canali giusti?

I social, il sito, i marketplace, eventi di settore, forum, corsi, eventi online, webinar, conferenze stampa, sinergie con altre aziende, storytelling, immagini in movimento, informazioni e dati.
Sarà importante capire cosa si riesce a esprimere, cosa comunichiamo e cosa le persone realmente ricevono del nostro messaggio, sicuramente dovremo comunicare cose facili da ricordare, qualcosa che diventi un manifesto dell’azienda, che la renda “ricordata”.

La comunicazione d’impresa deve raccontare la verità in velocità, per poter gestire il sistema delle relazioni interne ed esterne in assoluta tranquillità, deve avere contenuti che arrivano, inaspettati, utili, pertinenti, coinvolgenti, semplici, leggeri, veloci, concreti, essenziali, credibili, sorprendenti, emozionanti.

La comunicazione deve essere una macchina testuale transmediale, trasmettere idee stick, quelle che restano attaccate nelle menti dei pubblici facendo presa sugli stakeholder, parlare usando il linguaggio di riferimento, rendendo importanti le scelte delle persone che fanno la differenza.

Non dimentichiamoci che il successo della comunicazione è inversamente proporzionale alla sua prevedibilità, ricordando che le informazioni che trasmette riguardano la reputazione delle imprese.

La comunicazione comporta l’esplosione dei media e del prodotto, ma è anche una bella responsabilità perché deve diffondere il valore dell’azienda agli stakeholder, collegando il proprio target a quello dei clienti, ideando una combinazione di risorse che ritorni idonea alla conversione.
Le risorse immateriali legate alla comunicazione producono valore, l’azienda stessa deve combinare le idee già conosciute e risultate di successo con le forti innovazioni in essere, una miscela di memoria e futuro.

Leggerezza, velocità, esattezza, visibilità, molteplicità, consistenza, che ci aiuteranno a diventare protagonisti per il mercato.

  • Leggerezza come capacità di togliere il superfluo per rendere tutto più chiaro e semplice,
  • velocità come capacità di reazione adeguandosi ai cambiamenti ed alle emergenze (vediamo come la veloce conversione di alcune aziende le ha salvate in tempo di pandemia dalla chiusura),
  • esattezza intesa come precisione di comunicazioni senza fraintesi,
  • visibilità come capacità di presenza sul mercato,
  • molteplicità intesa come approccio multicanale e multimediale,
  • consistenza come concretezza, anche nel raccontarsi o come affermazione nella presenza sul territorio.

Questo deve essere il progetto di comunicazione, il cliente come punto di riferimento, ancora più del prodotto, raccontare l’azienda prima di dire cosa vende.

Internet ha determinato un radicale cambiamento nel mondo dell’offerta, e dobbiamo pensare lungo e anticipare i fatti prima che si determinino.
Internet e i social media sono una splendida invenzione progettata per lucrare sui nostri istinti peggiori, è il feudalesimo al servizio dei brand e si fonda sull’introdurre le persone a indulgere ai loro istinti, che siano di acquisto convulso che di commenti di ogni genere.

Noi per primi che ci occupiamo di comunicazione dobbiamo scegliamo le parole giuste, se io uso il termine “tipico” ci appare obsoleto, se dico “autentico” invece è un termine che ancora funziona, se dico “unico” funziona ma se dico “iper-personalizzato” è fantastico perché capisco che è una cosa tagliata proprio per me, mi calza perfettamente ed è solo mia.

Ecco che si trasforma il modo di comunicare, nuovi modelli che privilegiano la contaminazione di mondi e parole, la trasformazione è un modo che valorizzerà il divenire, rompere gli schemi e i modelli mentali e l’uso del linguaggio.
Una comunicazione che permetta di avvicinarsi alle persone che chiedono sempre più considerazione da parte delle aziende.

Conclusioni

I social media ricoprono il ruolo fondamentale di affermare e rafforzare il valore della reputazione dell’azienda. Attenzione quindi a come ci poniamo rispetto alle risposte che diamo, i commenti restano, le nostre risposte vengono lette da centinaia di persone.
L’azienda verrà giudicata in base al tono che useremo, ai termini che utilizzeremo, all’atteggiamento che terremo di fronte ai commenti più o meno corretti. Ne andrà della reputazione e dell’identità dell’azienda.

Pathos Comunicazione 4.0
Author: Pathos Comunicazione 4.0

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